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L’arte di Roberto Pamio

Per una nuova visione pop dell’Arte

di Paola Bellin


“Il superfluo scompare e rimane solo l’essenziale: l’ideale artistico”
Wassily Kandinsky, Lo spirituale nell’arte, 1912


Designer, architetto, artista. Tre ambiti in cui Roberto Pamio opera e con cui dialoga nella sua instancabile ricerca espressiva, pura ed essenziale. Armonia tra le parti e bellezza immediata, che cattura lo sguardo. Aspirazione a togliere l’eccesso anche impercettibile per un concetto di bellezza che sia semplicità ma che non venga fraintesa, confusa con la banalità. “Il rischio che la semplicità non venga capita nel valore della sua essenza – dice Roberto Pamio – è alto e produce sofferenza in chi la elegge a ispirazione artistica”

E l’artista, quando agisce, ha questo peso da alleggerire.  Allora deve fermarsi e capire. Rinunciare. Togliere. La semplicità del quotidiano che ispira l’arte non può essere banale. Deve essere speciale.

Anche il titolo dato a questa mostra è volutamente semplice: “L’arte di Roberto Pamio” dice e racconta l’intento, il concettuale che esprime un mondo interiore, guida della sua ricerca e del suo progettare. E’ affermare che, in esposizione, vi è un’idea di arte che viene rivendicata come appartenenza di identità. Un concetto d’arte che pensa il contemporaneo, sempre, e che non può prescindere da esso o non essere chiaro nel messaggio. Dal materiale ai soggetti, dal colore o al non colore per liberare la materia di eccesso, nel rispetto di superficie pittorica, forma e azione dell’artista. Un’arte riproducibile realizzata con supporti in materiale ecosostenibile e riciclabile, il cartone pressato, colori e colle naturali. Pensare e realizzare l’opera artistica come prodotto, ripetibile, sostituibile. Prodotto di design. Gli stessi soggetti prediletti trovano conferma della storia di Roberto Pamio designer e architetto (vasi, geometrie, architetture) e di artista (scorci paesaggistici e elementi naturali, volti femminili).

Bassorilievi la cui struttura a vista dà la possibilità di separare i piani senza sforzo per chi guarda. Nascono così le opere e non potrebbe essere altrimenti: prima la carta, il disegno, il colore, essenziale nella fase di ideazione. L’opera è pensata a colori.

Perché il colore è anche odore, esperienza sensoriale oltre che necessità interiore di una visione armonica della realtà da declinare in gesto artistico. Il bozzetto è punto, linea, superficie. La linea geometrica è un’entità invisibile. E’ la traccia del punto in movimento, dunque un suo prodotto. Nasce dal movimento – e precisamente dalla distruzione del punto, della sua quiete estrema, in sé conchiusa. Qui si compie il salto dallo statico al dinamico. (W. Kandinsky, Punto, linea, superficie,1926). Dal bozzetto, dove il gesto è movimento creatore, libertà di ispirazione, alla necessità di semplificazione per tradurlo in digitale e arrivare all’opera/prodotto. Semplificazione vuol dire selezionare segni, profondità. Vuol dire scelta di linee, calde o fredde, e della loro combinazione, intuizione della forza e della tensione che il loro incontro produce e pre-vederne la direzione. Dal bozzetto che libera esperienze intime all’opera/prodotto che è altro e allo stesso tempo sintesi di una necessità interiore. E’ concisione, taglio, separazione.

Ispirazione che nasce dagli incontri del quotidiano, privato e pubblico, senza affanno e con quello stupore che conduce alla non assuefazione dell’altro. Attraenti sono i volti femminili ritratti nella stilizzazione di un ovale, nel taglio delle labbra o degli occhi. Linee, tracce che, incontrandosi, narrano un accento di identità altrui. Forse riconoscibile.  Sguardi abbozzati e intuibili, volti seminascosti da ampi cappelli, a loro volta sintesi e incontro di linee e di direzioni. Questi volti sfuggono alla necessità di capire. L’enigma interiore non si risolve. Può solo suggerire un linguaggio, una direzione verso cui guardare, come nell’opera Pensieri.

Anche gli uccelli di Libertà, in gruppo o solitari, sono esempio eloquente di combinazioni di linee curve armoniose e avvolgenti nei corpi, e quasi squillanti nella tensione dei becchi appuntiti che spingono con forza in direzioni divergenti. Ma l’armonia della composizione resta, produce distensione e lo sguardo viene catturato dall’insieme in un’esperienza che non è solo visiva, ma anche sonora. Quei becchi sono acuti, musicali. Anche qui linee che esprimono.

Un grande triangolo acuto diviso in sezioni disuguali, che si restringono verso l’alto, rappresenta in modo schematico, ma preciso, la vita spirituale. (W. Kandinsky, Lo spirituale nell’arte, 1912) La tensione verso l’alto e la spiritualità che ne consegue si affermano nella necessità di spinta dell’opera Saint Patrick, la Cattedrale di New York, città dove Roberto Pamio ha lasciato segni concreti della sua ispirazione.

Saint Patrick

“Una nuova visione e declinazione pop dell’arte” dice l’artista.

Le opere esposte in questa mostra, realizzate in materiale alternativo ed ecosostenibile, come fogli di cartone a doppia onda, tagliati a laser, e colle naturali ricavate dall’amido dei piselli, nascono dalle Anime di carta, collezione di elementi di arredo che lo studio Roberto Pamio+partners ha realizzato per Staygreen, azienda d’arredo che utilizza lo stesso materiale confermando che è possibile pensare il design in modo più consapevole e attento al futuro.

La mostra si configura come anteprima di [e]Design festival, edizione 2020 del festival del design a Treviso.

Per informazioni:
[e]Design Festival
fineart.studiopamio.com